• Liliana Rossi alla conferenza del PCI a Foggia, 20 maggio 1956

    Fotografia di Liliana Rossi alla conferenza del Partito Comunista Italiano dal titolo "La Costituzione e le autonomie locali" tenutosi a Foggia, in Sala Dante, il 20.5.1956.

    Liliana Rossi, giovane intellettuale, attivista e femminista nata a Bovino nel 1932 e scomparsa prematuramente (per un'embolia) a soli 23 anni il 18 giugno 1956, pochi giorni dopo la conferenza ritratta in foto.

    Sulla sua figura, si riportano alcuni punti salienti di un articolo a firma Lea Durante pubblicato su Repubblica.

    Liliana Rossi in pochissimo tempo è riuscita a lasciare un segno indelebile come musicista, giurista, attivista comunista e pioniera del femminismo in un Meridione ancora profondamente patriarcale.
    Fin da giovanissima, Liliana dimostra una fretta interiore quasi profetica nel realizzare i propri obiettivi: salta le classi al liceo di Ascoli Satriano; ottiene prestigiosi riconoscimenti al Conservatorio; si trasferisce a Napoli, dove frequenta stimolanti ambienti intellettuali e scopre la passione per i diritti e per il cinema.
    Nonostante diventi l'assistente di un autorevole professore e senatore democristiano, Alfonso Tesauro, Liliana non dimentica mai da dove viene. Sceglie con fermezza di mettere le sue competenze giuridiche al servizio degli ultimi e degli oppressi, studiando a fondo la neonata Costituzione italiana per difendere la libertà di religione e l'autonomia dei territori contro la piaga del clientelismo.
    Liliana capisce che la cultura è un'arma di emancipazione di massa. Torna nella sua terra, a Foggia, e compie una piccola rivoluzione: apre un Cineclub, portando per la prima volta i capolavori del cinema d'autore internazionale (come la Nouvelle Vague francese e il cinema russo) in una realtà difficile.
    Contemporaneamente, diventa un'oratrice instancabile per il sindacato CGIL e per l'Unione Donne in Italia (UDI). Nei suoi discorsi, incredibilmente moderni, parla alle braccianti del Tavoliere di: parità di salario e diritto al lavoro, accesso all'istruzione; libertà dai retaggi sociali e familiari; temi all'epoca tabù, come il parto indolore.
    La sua scomparsa prematura nel 1956 si trasforma in un caso politico e sociale. A causa della sua militanza comunista, il vescovo locale le nega il funerale cattolico, lasciando le porte della chiesa sbarrate al passaggio della salma.
    La reazione della comunità, però, è memorabile: una folla enorme di cittadini increduli e addolorati accompagna il feretro, guidata da un lunghissimo corteo di donne e bambine vestite di bianco. Un silenzioso e potentissimo atto di disobbedienza civile contro l'autorità religiosa, un episodio storico così forte da ispirare anni dopo il regista Michele Placido per il suo film Del perduto amore.
    Oggi i documenti, le lettere e le foto di Liliana sono custoditi grazie all'impegno del fratello Angelo. Anche se alcune scuole e giardini a Bovino e Rutigliano portano il suo nome, la sua figura merita uno spazio molto più grande nei libri di storia e nella memoria collettiva. Liliana Rossi è stata la dimostrazione che la cultura e la passione politica possono accendere una luce di cambiamento anche nei contesti più difficili.
  • Lettera dall'avv. Bartolo Longo a mons. Tiberio Durante, 1891

    Lettera raccomandata affrancata in tariffa per 20 centesimi (porto ordinario) e 45 centesimi (servizio di raccomandazione) spedita da Valle di Pompei il 14.3.1891 dall'avvocato Bartolo Longo, indirizzata a monsignor Tiberio Durante, Vescovo di Marsico e Potenza.
    Sigilli in ceralacca con sigla del mittente, BL (Bartolo Longo).
    Bollo di arrivo al verso del 15.3.1891.

    L'avvocato Bartolo Longo (1841-1926) era il Direttore proprietario del Rosario e la Nuova Pompei degli Asili Infantili dell'Orfanotrofio femminile del Rosario e dell'Osservatorio meteorologico FCC. in Valle di Pompei.
    La lettera rappresenta una reliquia di seconda classe essendo il mittente Bartolo Longo dichiarato Santo il 19.10.2025, primo canonizzato da Papa Leone XIV.

    Monsignor Tiberio Durante (1837-1899) era Vescovo di Marsico e Potenza.
  • Immagine votiva del Reliquiario con la Sacra Spina, anni '50

    Immagine votiva in bianco e nero raffigurante la stauroteca contenente le reliquie della Sacra Spina di Gesù e di alcuni Santi.
    Reca lo stemma araldico della Famiglia dei Duchi Guevara.
    Sino agli anni '80 era conservata presso la Cappella gentilizia del Castello di Bovino. La sua sistemazione attuale è al Museo Diocesano di Bovino sito nel medesimo stabile.
  • Dal fante Fares Angelo, 1942

    Cartolina postale in franchigia per le forze armate.
    Varietà filatelica: spostamento della stampa in orizzontale di circa 5 centimetri.
    Spedita dall'ufficio di Posta Militare n.3200 il 21.2.1942 dal fante Fares Angelo appartenente al 153° Reggimento Fanteria I° Compagnia TRIESTE.
    Indirizzata all'amico studente De Pasquale Giacinto abitante in via Mercato a Bovino.

    Scuse dell’amico dispiaciuto per non averlo potuto salutare prima della partenza.
  • Mamma sta malata ancora un pochettino, 1898

    Cartolina postale italiana (98) di centesimi 10.
    Spedita da Bovino il 6.8.1898, inviata dal nipote Ciccillo allo zio Sig. Luigi Ing. Manfredonia, Ufficio del Registro di Rionero in Vulture (Basilicata).

    Informa lo zio sullo stato di salute della mamma e varie situazioni familiari.
  • Il compare cerca una nutrice, 1899

    Cartolina postale con risposta pagata da centesimi 15.
    Spedita il 28.9.1899 da Foggia, giunta a Bovino lo stesso giorno.
    Inviata dal compare Antonio Cavaliere da Foggia all’ingegnere Luigi Manfredonia a Bovino.
  • D’Alessio Vincenzo, Certificato di Tiratore Scelto, Pola 29 agosto 1935

    Certificato di Tiratore Scelto con fucile mod. 91 rilasciato a D’Alessio Vincenzo il 29.8.1935 dal Regio Esercito Italiano, 74° Reggimento Fanteria "Lombardia", II Battaglione, 7a Compagnia di stanza a Pola.

    *** Dati riportati nel Foglio Matricolare del Regio Esercito Italiano ***
    Nato a Bovino (FG) il 16 Maggio 1914
    Professione : Contadino .
    Titolo di studio : 3° media
    Assegnato alla Ferma di Leva di 1° grado ( mesi 12) il 28 Luglio 1934.
    Chiamato alle armi il 1° Aprile 1935
    Giunto al 74° Reggimento Fanteria a Pola il 3 Aprile 1935.
    Il 29 Agosto 1935 a seguito dei risultati raggiunti nel Tiro viene classificato “Tiratore Scelto” col fucile mod. 91.
    Soldato scelto il 15 Maggio 1936
    Mandato in Congedo il 31 Agosto 1936.

    *** 1940 - 1945 ***
    Richiamato alle armi nel 48° Fanteria il 30 Maggio 1940.
    Imbarcato a Bari il 3 Giugno 1940 e sbarcato a Volme (Coazia) il 4 Giugno 1940.
    Il 30 Giugno 1940 viene trasferito alla 151° Compagnia Cannoni 47/32 della Dir. Fanteria Perugia (Jugoslavia) .
    Catturato e fatto prigioniero dalle FFAA Tedesche il 9 Settembre 1943.
    Cessa dello stato di cattività 8 Maggio 1945
    Rimpatriato dalla prigionia ed inviato in licenza di rimpatrio di giorni 60 il 18 Agosto 1945 con assegno.
    Allocato in congedo illimitato il 18 Ottobre 1945.

    *** CAMPAGNE DI GUERRA 1940 - 1945 ***
    Ha partecipato dal 28 Ottobre 1940 al 23 Aprile 1941 alle operazioni di guerra alla frontiera Grecia Albania con 48° Reggimento Fanteria.
    Dal 30 Giugno 1941 al 8 Settembre 1943 a quelle svoltesi nei Balcani (Terre ex- Jugoslavia) con la 151° Compagnia Cannoni.
    Venne fatto prigioniero dai tedeschi. Dal 9 Settembre 1943 al 8 Maggio 1945 è trattenuto a lavorare per conto dei tedeschi fino al 18 Maggio 1945.

    *** PRIGIONIA 1943 - 1945 ***
    Il 9 Settembre 1943 viene fatto prigioniero a Cabin (Serbia) dove ha lavorato per 3 – 4 mesi in un campo di aviazione tedesco a caricare e scaricare materiali inerti (pietre , sabbia).
    Dopo tale periodo è stato trasferito su un camion a Belgrado e smistato in un deposito di legname per costruzione di baracche per altri 3- 4 mesi.
    Viene trasferito in Germania , a Limburg, in un campo di concentramento per 4 – 5 giorni e poi smistato in una polveriera all’interno del bosco a Sicelbac (Germania) fino al mese di Marzo 1945. Nella polveriera il lavoro consisteva nel carico e scarico di munizioni.
    Nella polveriera lavorava dalle 6,30 alle 18,30. L’alimentazione era scarsa e si consumava nelle baracche. Dormiva nelle baracche su letti a castello in legno insieme agli altri prigionieri.
    Nel campo veniva sempre controllato da guardie armate.
    Nel mese di marzo- aprile 1945, colpito da malattia di deperimento fisico, viene rispedito nel campo di concentramento di Limburg per circa 10 giorni.
    Con l’arrivo degli alleati cessò il suo stato di cattività (8 maggio 1945)
    Viene rimpatriato il 18 Agosto 1945
  • Transumanza sul Tratturo di Ponterotto, 1914

    Cartolina postale con risposta (cent. 5) con integrazione di 5c.
    Spedita il 16.1.1914 da Castelluccio dei Sauri e diretta a Bovino dove giunse lo stesso giorno.
    Destinatario è il signor Vincenzo Paolo Castoro, fattore di Casa Statella

    Gli Statella sono un’antica famiglia nobiliare siciliana con i titoli di Marchesi di Spaccaforno, Principi di Cassaro, Baroni di Mongiolino, casata originaria di Spaccaforno (vecchio nome di Ispica, provincia di Ragusa), grossi possidenti di terre. Un membro della casata fu anche molto famoso e influente, Antonio Statella. Un altro membro della casata, Luigi Statella, sposò il 10.1.1883 Rosa Maria Teresa Guevara Suardo, sorella di Prospero Guevara, XIII Duca di Bovino.
    Ecco come un siciliano Statella lo ritroviamo a Bovino.

    La “salsolla” citata dal sig. Michele è in realtà la “salsola”, un genere di piante erbacee e arbustive molto diffuso che deve il suo nome per la sua capacità di adattarsi anche ad ambienti salmastri.
    Queste piante sono note soprattutto per una loro particolarità: al fine di diffondere i semi, in autunno il cespuglio si stacca dalle radici, secca, e con il vento inizia a rotolare, formando una palla vegetale che tutti abbiamo imparato a conoscere nei film western.

    Per quanto riguarda il “tratturo di Ponterotto” occorre invece fare qualche osservazione in più.

    Come detto, uno dei passi di accesso al Tavoliere era in corrispondenza di Ponterotto ovvero al termine del tratturo n.28 Ateleta – Biferno, in origine Pietra Canala – Ponterotto, che corre quasi interamente in Abruzzo da ovest verso est, partendo dall’attuale Castel del Giudice ed entrando in Molise all’altezza di Acquaviva Collecroce, ovvero circa 100-120 km in linea d’aria dalle zone in cui si svolge la corrispondenza.
    È decisamente improbabile che le terre interessate dal tratturo fossero così distanti da Castelluccio dei Sauri e da Bovino.

    Allora Ponterotto potrebbe essere quel comune della provincia di Avellino all’altezza di Accadia?
    Anche in questo caso vi sarebbe una discreta distanza, ma soprattutto dal comune irpino non passa alcun tratturo, quindi non può essere.

    Ma allora, di quale “Ponterotto” si parla nella cartolina?
    Ebbene, il mittente fa effettivamente un po’ di confusione.
    Nella zona di Bovino – Castelluccio dei Sauri esiste effettivamente un tratturo, o meglio un tratturello. I tratturelli erano una sorta di bretelle di raccordo tra tratturi principali. Nello specifico mi riferisco al regio tratturello n.51 che da Ponte Bovino passando per Castelluccio dei Sauri, Ordona e Stornara, arriva a Cerignola e che oggi coincide pressappoco con la Strada Provinciale 110.

    Su questo tratturello vedere Giuseppe Santoro, “Il regio tratturello Ponte di Bovino – Cerignola. Memorie storiche di transumanza e pastorizia“, Delta 3 Edizioni, Grottaminarda, 2015.
    Mentre sui tratturi di Puglia posso suggerire Italo Palasciano, “Le lunghe vie erbose. Tratturi e pastori della Puglia di ieri“, Capone Editore, Cavallino di Lecce, 1981, con annessa Carta dei Tratturi realizzata nel 1959.

    Il tratturello partiva da Ponte Bovino non casualmente ma evidentemente per sfruttare anche l’esistente struttura fatta edificare dai Duchi Guevara, una enorme costruzione sullo schema delle antiche “mansioni” romane, che fungeva da locanda, da officina, da stazione di posta, da caserma militare e da sbarra di revisione doganale.
    Il luogo perfetto per effettuare i controlli sulle greggi in transito.

    Venendo da Ponte Bovino e percorrendo la SP 110, poco prima di arrivare a Castelluccio dei Sauri, sulla sinistra in direzione nordest parte la Strada Provinciale 108 chiamata “Castelluccio dei Sauri – Ponte Rotto”.
    La prima parte della SP 108 coincide con un tratto di un altro tratturello, il n.35 Foggia – Castelluccio dei Sauri.
    La SP 108 termina poi sulla Strada Statale 655 Foggia – Candela, che coincide con l’antico tratturello n.36 Foggia – Ascoli – Lavello.

    E’ quindi questo il “Ponte Rotto” cui fa riferimento il mittente, il Ponte Albanito, un ponte romano che attraversava il fiume Cervaro costruito nel II secolo d.C., nello stesso periodo in cui i Romani tracciarono il percorso della via Traiana.

    Nel XIX secolo, quando il ponte era ancora più o meno intatto, l’archeologo britannico Thomas Ashby lo descrisse dettagliatamente, scattando anche numerose foto. Sappiamo così che il ponte era lungo 320 metri, alto alla volta 7 metri, e largo alla carreggiata poco più di 5 metri. Una struttura notevole, sostenuta da piloni in cemento rivestiti di mattoni a realizzare ampie arcate.

    La località Ponte Rotto di Castelluccio dei Sauri non ricade quindi sul tracciato di alcuno dei tre tratturelli, ma nelle vicinanze, e quindi probabilmente da qui nasce la poca precisione del sig. Michele.

    Un’ultima nota la meritano gli operai abruzzesi i quali, giustamente, non riuscendo a priori a quantificare correttamente le giornate necessarie per lo scavo, grazie alla loro esperienza sul campo avevano compreso bene che non gli conveniva essere pagati a corpo, a cottimo, ma a giornata.
    Embè, chiamali fessi…
  • La mia storia: Tony Russo

    Video intervista condotta da Giovanni Rinaldi a Tony Russo il 30 settembre 2024, da remoto, in videochiamata. Mediatrice: Lea Durante
  • La mia storia: Genoeffa Calamita

    Video intervista condotta da Giovanni Rinaldi a Genoeffa Calamita il 9 luglio 2025 a Bovino, presso l'abitazione privata dell'intervistata. Mediatrice: Nunzia Roccotelli. Presente la figlia di Genoeffa Calamita, Pietrina Lombardi
  • La mia storia: Marco Cereste

    Video intervista condotta da Giovanni Rinaldi a Marco Cereste il 28 agosto 2024 a Bovino, presso l'abitazione privata dell'intervistato. Mediatrice: Lea Durante. Presente la moglie di Marco Cereste, Maddalena Zambri.
  • Lenuccia a Napoli, 1920

    Fotografia privata resa cartolina postale dalla Leonar.
    Il soggetto è una bimba intorno a 5-7 anni, in posa, con dei fiori in mano, poggiata su un mobilio.
    Non viaggiata.
    Al verso, appuntato: "Da Lenuccia a Napoli" e "A Napoli 20-8-920".