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D’Alessio Vincenzo, Certificato di Tiratore Scelto, Pola 29 agosto 1935
Certificato di Tiratore Scelto con fucile mod. 91 rilasciato a D’Alessio Vincenzo il 29.8.1935 dal Regio Esercito Italiano, 74° Reggimento Fanteria "Lombardia", II Battaglione, 7a Compagnia di stanza a Pola.
*** Dati riportati nel Foglio Matricolare del Regio Esercito Italiano ***
Nato a Bovino (FG) il 16 Maggio 1914
Professione : Contadino .
Titolo di studio : 3° media
Assegnato alla Ferma di Leva di 1° grado ( mesi 12) il 28 Luglio 1934.
Chiamato alle armi il 1° Aprile 1935
Giunto al 74° Reggimento Fanteria a Pola il 3 Aprile 1935.
Il 29 Agosto 1935 a seguito dei risultati raggiunti nel Tiro viene classificato “Tiratore Scelto” col fucile mod. 91.
Soldato scelto il 15 Maggio 1936
Mandato in Congedo il 31 Agosto 1936.
*** 1940 - 1945 ***
Richiamato alle armi nel 48° Fanteria il 30 Maggio 1940.
Imbarcato a Bari il 3 Giugno 1940 e sbarcato a Volme (Coazia) il 4 Giugno 1940.
Il 30 Giugno 1940 viene trasferito alla 151° Compagnia Cannoni 47/32 della Dir. Fanteria Perugia (Jugoslavia) .
Catturato e fatto prigioniero dalle FFAA Tedesche il 9 Settembre 1943.
Cessa dello stato di cattività 8 Maggio 1945
Rimpatriato dalla prigionia ed inviato in licenza di rimpatrio di giorni 60 il 18 Agosto 1945 con assegno.
Allocato in congedo illimitato il 18 Ottobre 1945.
*** CAMPAGNE DI GUERRA 1940 - 1945 ***
Ha partecipato dal 28 Ottobre 1940 al 23 Aprile 1941 alle operazioni di guerra alla frontiera Grecia Albania con 48° Reggimento Fanteria.
Dal 30 Giugno 1941 al 8 Settembre 1943 a quelle svoltesi nei Balcani (Terre ex- Jugoslavia) con la 151° Compagnia Cannoni.
Venne fatto prigioniero dai tedeschi. Dal 9 Settembre 1943 al 8 Maggio 1945 è trattenuto a lavorare per conto dei tedeschi fino al 18 Maggio 1945.
*** PRIGIONIA 1943 - 1945 ***
Il 9 Settembre 1943 viene fatto prigioniero a Cabin (Serbia) dove ha lavorato per 3 – 4 mesi in un campo di aviazione tedesco a caricare e scaricare materiali inerti (pietre , sabbia).
Dopo tale periodo è stato trasferito su un camion a Belgrado e smistato in un deposito di legname per costruzione di baracche per altri 3- 4 mesi.
Viene trasferito in Germania , a Limburg, in un campo di concentramento per 4 – 5 giorni e poi smistato in una polveriera all’interno del bosco a Sicelbac (Germania) fino al mese di Marzo 1945. Nella polveriera il lavoro consisteva nel carico e scarico di munizioni.
Nella polveriera lavorava dalle 6,30 alle 18,30. L’alimentazione era scarsa e si consumava nelle baracche. Dormiva nelle baracche su letti a castello in legno insieme agli altri prigionieri.
Nel campo veniva sempre controllato da guardie armate.
Nel mese di marzo- aprile 1945, colpito da malattia di deperimento fisico, viene rispedito nel campo di concentramento di Limburg per circa 10 giorni.
Con l’arrivo degli alleati cessò il suo stato di cattività (8 maggio 1945)
Viene rimpatriato il 18 Agosto 1945
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Transumanza sul Tratturo di Ponterotto, 1914
Cartolina postale con risposta (cent. 5) con integrazione di 5c.
Spedita il 16.1.1914 da Castelluccio dei Sauri e diretta a Bovino dove giunse lo stesso giorno.
Destinatario è il signor Vincenzo Paolo Castoro, fattore di Casa Statella
Gli Statella sono un’antica famiglia nobiliare siciliana con i titoli di Marchesi di Spaccaforno, Principi di Cassaro, Baroni di Mongiolino, casata originaria di Spaccaforno (vecchio nome di Ispica, provincia di Ragusa), grossi possidenti di terre. Un membro della casata fu anche molto famoso e influente, Antonio Statella. Un altro membro della casata, Luigi Statella, sposò il 10.1.1883 Rosa Maria Teresa Guevara Suardo, sorella di Prospero Guevara, XIII Duca di Bovino.
Ecco come un siciliano Statella lo ritroviamo a Bovino.
La “salsolla” citata dal sig. Michele è in realtà la “salsola”, un genere di piante erbacee e arbustive molto diffuso che deve il suo nome per la sua capacità di adattarsi anche ad ambienti salmastri.
Queste piante sono note soprattutto per una loro particolarità: al fine di diffondere i semi, in autunno il cespuglio si stacca dalle radici, secca, e con il vento inizia a rotolare, formando una palla vegetale che tutti abbiamo imparato a conoscere nei film western.
Per quanto riguarda il “tratturo di Ponterotto” occorre invece fare qualche osservazione in più.
Come detto, uno dei passi di accesso al Tavoliere era in corrispondenza di Ponterotto ovvero al termine del tratturo n.28 Ateleta – Biferno, in origine Pietra Canala – Ponterotto, che corre quasi interamente in Abruzzo da ovest verso est, partendo dall’attuale Castel del Giudice ed entrando in Molise all’altezza di Acquaviva Collecroce, ovvero circa 100-120 km in linea d’aria dalle zone in cui si svolge la corrispondenza.
È decisamente improbabile che le terre interessate dal tratturo fossero così distanti da Castelluccio dei Sauri e da Bovino.
Allora Ponterotto potrebbe essere quel comune della provincia di Avellino all’altezza di Accadia?
Anche in questo caso vi sarebbe una discreta distanza, ma soprattutto dal comune irpino non passa alcun tratturo, quindi non può essere.
Ma allora, di quale “Ponterotto” si parla nella cartolina?
Ebbene, il mittente fa effettivamente un po’ di confusione.
Nella zona di Bovino – Castelluccio dei Sauri esiste effettivamente un tratturo, o meglio un tratturello. I tratturelli erano una sorta di bretelle di raccordo tra tratturi principali. Nello specifico mi riferisco al regio tratturello n.51 che da Ponte Bovino passando per Castelluccio dei Sauri, Ordona e Stornara, arriva a Cerignola e che oggi coincide pressappoco con la Strada Provinciale 110.
Su questo tratturello vedere Giuseppe Santoro, “Il regio tratturello Ponte di Bovino – Cerignola. Memorie storiche di transumanza e pastorizia“, Delta 3 Edizioni, Grottaminarda, 2015.
Mentre sui tratturi di Puglia posso suggerire Italo Palasciano, “Le lunghe vie erbose. Tratturi e pastori della Puglia di ieri“, Capone Editore, Cavallino di Lecce, 1981, con annessa Carta dei Tratturi realizzata nel 1959.
Il tratturello partiva da Ponte Bovino non casualmente ma evidentemente per sfruttare anche l’esistente struttura fatta edificare dai Duchi Guevara, una enorme costruzione sullo schema delle antiche “mansioni” romane, che fungeva da locanda, da officina, da stazione di posta, da caserma militare e da sbarra di revisione doganale.
Il luogo perfetto per effettuare i controlli sulle greggi in transito.
Venendo da Ponte Bovino e percorrendo la SP 110, poco prima di arrivare a Castelluccio dei Sauri, sulla sinistra in direzione nordest parte la Strada Provinciale 108 chiamata “Castelluccio dei Sauri – Ponte Rotto”.
La prima parte della SP 108 coincide con un tratto di un altro tratturello, il n.35 Foggia – Castelluccio dei Sauri.
La SP 108 termina poi sulla Strada Statale 655 Foggia – Candela, che coincide con l’antico tratturello n.36 Foggia – Ascoli – Lavello.
E’ quindi questo il “Ponte Rotto” cui fa riferimento il mittente, il Ponte Albanito, un ponte romano che attraversava il fiume Cervaro costruito nel II secolo d.C., nello stesso periodo in cui i Romani tracciarono il percorso della via Traiana.
Nel XIX secolo, quando il ponte era ancora più o meno intatto, l’archeologo britannico Thomas Ashby lo descrisse dettagliatamente, scattando anche numerose foto. Sappiamo così che il ponte era lungo 320 metri, alto alla volta 7 metri, e largo alla carreggiata poco più di 5 metri. Una struttura notevole, sostenuta da piloni in cemento rivestiti di mattoni a realizzare ampie arcate.
La località Ponte Rotto di Castelluccio dei Sauri non ricade quindi sul tracciato di alcuno dei tre tratturelli, ma nelle vicinanze, e quindi probabilmente da qui nasce la poca precisione del sig. Michele.
Un’ultima nota la meritano gli operai abruzzesi i quali, giustamente, non riuscendo a priori a quantificare correttamente le giornate necessarie per lo scavo, grazie alla loro esperienza sul campo avevano compreso bene che non gli conveniva essere pagati a corpo, a cottimo, ma a giornata.
Embè, chiamali fessi… -
La mia storia: Tony Russo
Video intervista condotta da Giovanni Rinaldi a Tony Russo il 30 settembre 2024, da remoto, in videochiamata. Mediatrice: Lea Durante -
La mia storia: Genoeffa Calamita
Video intervista condotta da Giovanni Rinaldi a Genoeffa Calamita il 9 luglio 2025 a Bovino, presso l'abitazione privata dell'intervistata. Mediatrice: Nunzia Roccotelli. Presente la figlia di Genoeffa Calamita, Pietrina Lombardi -
La mia storia: Marco Cereste
Video intervista condotta da Giovanni Rinaldi a Marco Cereste il 28 agosto 2024 a Bovino, presso l'abitazione privata dell'intervistato. Mediatrice: Lea Durante. Presente la moglie di Marco Cereste, Maddalena Zambri. -
Lenuccia a Napoli, 1920
Fotografia privata resa cartolina postale dalla Leonar.
Il soggetto è una bimba intorno a 5-7 anni, in posa, con dei fiori in mano, poggiata su un mobilio.
Non viaggiata.
Al verso, appuntato: "Da Lenuccia a Napoli" e "A Napoli 20-8-920". -
Allo zio Gaetano Cera, 1895
Cartolina postale commemorativa del XXV anniversario della liberazione di Roma, da 10c.
Spedita da Macerata l'8.11.1895.
Diretta al Pregevolissimo Sig. Gaetano Cav. Cera, Bovino, dove giunse il 10.11.1895.
Un nipote scrive allo zio, il cav. Gaetano Cera di Bovino, per raccontargli dell'andamento dei suoi studi universitari.
Per impostare velocemente, il nipote fa cenno al fatto che all'epoca era possibile imbucare la corrispondenza in una cassetta postale installata direttamente in un vagone ferroviario. -
Saluti da Homs, Tripolitania, 1919
Cartolina illustrata di Tripoli, Oasi di Zanzur, anni '10.
Spedita da Homs (Tripolitania) il 6.2.1919 dal soldato Di Prospo Giovanni, 260° fanteria, 10° Compagnia, Tripoli.
Diretta alla signora Caruso Mariannina, Bovino
Affrancata con 2 francobolli da cent. 5 soprastampati Libia.
Il soldato comunica ai familiari il suo nuovo recapito.
Homs dista un centinaio di km da Tripoli, importante crocevia di commercio ed insediamenti militari, ove il nostro soldato fu trasferito. L’occupazione di Homs rientra nel quadro generale di conquista dei punti chiave in Tripoli da parte dell’Italia.
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Informazioni per tingere uno scimis, 1894
Cartolina postale con risposta (cent. 15).
Spedita da Bovino il 23.2.1894.
Diretta al sig.re Luigino Manfredonia, Vico carità n.17 – 4° piano – Napoli.
La comara Giovannina Bruno da Bovino chiede a Luigino Manfredonia a Napoli informazioni per tingere una scimis. La comara Giovannina si scusa per il disturbo che potrà arrecare a Luigino, sicuramente in Bovino non c’erano tintorie per rinnovare capi di abbigliamento. -
Pubblicazione di matrimonio, 1899
Cartolina postale di cent. 10.
Spedita da Bovino il 15.10.1899.
Diretta all’Egregio Sig.re Luigi ing. Manfredonia, via Pignasecca N.21 2° piano, Napoli.
Si comunica l’avvenuta richiesta di pubblicazione prematrimoniale sia religiosa che civile.
I preparativi per un matrimonio erano e sono sempre un evento particolare, ove la presenza dei protagonisti e di tutti familiari diventa essenziale per definire tutti i particolari e la data stessa del matrimonio. Nel nostro caso la data non è stata stabilita per aspettare la venuta del caro Luigi. -
Pagamento dell'olio, 1899
Cartolina postale italiana da cent. 10 (99).
Spedita da Pasquale Fattibene, Napoli, il 22.11.1899.
Diretta all’Egregio Sig. Luigi Manfredonia, Bovino (Foggia)
Pasquale chiede a Luigi il pagamento dell’olio arrivato da Bovino a Napoli a suo cognato.
Come ancora oggi succede, i sapori e i prodotti del proprio paese sono sempre i più graditi, e specialmente per coloro che sono fuori, avere in casa l’olio ed altri prodotti del proprio suolo natio fa sentire più vicini ai propri familiari, e la distanza è meno sentita. -
Invio pacco di seppie ripiene, 1894
Cartolina postale con risposta (cent. 15).
Spedita da Bovino il 13.4.1894
Diretta all'Egregio Giovine Luigino Manfredonia, Vico Carità N°17, 4° Piano, Napoli.
Il padre, Battista, scrive al figlio a Napoli. Il padre si preoccupa del figlio che da tempo non scrive, fa presente la situazione della famiglia e comunica che presto gli invierà un pacco.











